Sebadas




In principio semplici pietanze di origine rurale, le sebadas o seadas si sono poi reinterpretate, ed oggi vengono servite come dolce. Breve storia di un piatto proveniente dalla tradizione sarda, le cui radici affondano nell’ancestrale mondo pastorale:


È uno dei prodotti sardi più conosciuti oltre i confini isolani. In principio fu una pietanza “principale”, poi divenne un più moderno dolce. Le seadas o sebadas, a seconda delle varianti dialettali,

SA SEADA in logudorese e in campidanese

SA SEBADA a Nuoro

SA SABADA a Sarule

Da séu, (in nuorese sébu), “sego”= sebum, per la lucentezza grassa.


sono un piatto semplice e agreste, come la terra da cui provengono. Pasta, formaggio fresco, rigorosamente pecorino, strutto, e poi dubbio finale: miele o zucchero?


Infatti, la sebada viene fritta in abbondante olio d’oliva, poi viene servita ancora calda, ricoperta di uno strato di miele, ovviamente sardo, o di zucchero, quest’ultimo di dubbia provenienza. È così esistono due diverse scuole di pensiero. Ci sono quelli per il miele e quelli che «baè baè, mènzus chin su tùcaru!» (“vai vai, meglio con lo zucchero”). Un po’ come cioccolato o vaniglia, come il mare o la montagna, questa scelta finale rappresenta due opposti modi di pensare.

La sebada (dalla variante nuorese) è un prodotto a base di formaggio, per cui la sua origine è tipicamente pastorale. Proviene infatti dalla Barbagia (centro-Sardegna) e dal Logudoro (Sardegna nord-occidentale), due zone tradizionalmente legate alla pastorizia.


Secondo Tzia (Signora) Jubanna, memoria vivente del cuore acerbo della Sardegna, «le sebadas venivano preparate in occasione della Pasqua o del Natale, periodo in cui anche i pastori facevano rientro a casa dagli ovili e preparavano il formaggio pecorino fresco che veniva utilizzato appena raggiunto il giusto grado di acidità, dopo circa due giorni».


Oggi le sebadas sono prodotte in tutta la Sardegna. È tuttavia difficile trovarle “in Continente”. Sono servite come un dolce, ma in passato sostituivano spesso il secondo piatto. Si possono piacevolmente accompagnare con alcuni vini sardi, sia rossi che bianchi.

(Fonte tratta da : Cafebabel)





Ingredienti per la sfoglia:

250 g Farina di Semola Rimacinata
250 g Farina “0”
100 g strutto
un pizzico di sale
Acqua tiepida q.b. (poca da aggiungere gradualmente)

per il ripieno:
600 gdi formaggio pecorino freschissimo e acidulo
2 Limoni bio (la scorza)
un pizzico di sale
1 cucchiaio di semola


Prendete il formaggio fresco e lasciatelo riposare su un piatto a temperatura ambiente avvolto in un panno da cucina. Dopo un paio di giorni controllate se il formaggio ha raggiunto un certo grado di acidità






(il metodo migliore è di verificare se il formaggio fila al calore della fiamma).







Impastate la farina dapprima con pochissima acqua tiepida salata e poi con lo strutto. Lavorate fino a ottenere un impasto liscio ed elastico, poi mettetelo in una terrina, copritelo con un telo e fatelo riposare mezz’ora.






Tagliate il formaggio a cubetti








e sistemateli in una pentola antiaderente e fatelo sciogliere a fuoco bassissimo; quando il formaggio sarà fuso aggiungete la scorza di 2 limoni mescolando bene. (se dovesse formarsi del siero, unite un cucchiaio di semola)





Versate l’impasto di formaggio su un piano rivestito da carta forno e con una spatola appiattite, tagliate con un coppa pasta dei cerchi ( 6/8 cm di diametro).






Disponeteli sulla carta forno e fateli asciugare. ( lo strato di formaggio era sottile così ho sovrapposto due cerchi )







Riprendete la pasta e con nonna papera tirate due sfoglie sottili. Su una di queste disponete i dischetti di formaggio, ben distanziati tra loro.







Ricoprite con l’altra sfoglia e fatela aderire premendo delicatamente con le dita attorno al formaggio.







Con un coppa pasta ritagliate dei dischi di circa 12 cm. di diametro, che poi rifinirete con la rotellina.







Scaldate l’olio di semi per friggere e quando è ben caldo friggetevi le sebadas. Fatele indorare da ambe parti, poi scolatele su carta assorbente e irroratele con dell’ottimo miele. Servite subito!


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